Così i complottisti si tirano la zappa sui piedi

La Terra è piatta è un docu-film del 2018, girato in Usa da Daniel J. Clarck, che osserva una delle teorie complottiste più recenti, quella che vorrebbe una terra piatta e non tonda come affermava Galielo prima di essere condannato come eretico dal Sant’Uffizio. «Non si può intendere – scrisse Galileo – se prima non s’impara a intender la lingua», detto più brutalmente: non possiamo pretendere di conoscere qualcosa se si rimaniamo nell’ignoranza. E soprattutto se non si possediamo la volontà di andare in fondo alle questioni, come chiederemmo sommessamente allo stesso modo di fare con questo articolo. Si cercherà di comprendere perché, alla fine, i complottisti si tirano la zappa sui piedi.

Sui social: questione di algoritmo e non solo.

Il complottismo diventa più potente quanto più sfrutta gli algoritmi delle piattaforme social o di condivisione (come Facebook, Youtube ecc.). Questi algoritmi si basano sugli interessi mostrati nel tempo dagli utenti e ripropongono periodicamente argomenti simili, così da rafforzarne l’utilizzo e la fidelizzazione. In altre parole se guardo un video che afferma che la terra è piatta, poco dopo mi verrà suggerito un altro video sullo stesso argomento, quasi certamente, che afferma lo stesso concetto. E’ così che nei primi anni del 2000, come afferma anche Alex Olshansky, del College of media and communication del Texas, il movimento terrapiattista era assai marginale e solo 10 anni dopo esso diventa talmente popolare da spingere il 7% degli americani a dubitare della sfericità del nostro pianeta. La stessa cosa potrebbe valere per i negazionisti del cambiamento climatico e numerosissimi altri casi nei quali la confusione, inevitabilmente, la fa da padrona.

La ricerca di sicurezza alimenta le teorie complottiste

Ma l’adesione a teorie complottiste, in realtà, è lo strumento che molte persone utilizzano inconsapevolmente per trovare un rimedio a quel senso di confusione proprio della nostra società. La velocità e l’instabilità, proprie della nostra società liquida, direbbe Baumann, producono incertezza che l’essere umano in qualche modo cerca di esorcizzare, aderendo o creando schemi semplici e facili da comprendere e raccontare. La notizia complottista è uno schema di questo tipo, solo apparentemente complicato e astruso, che invece riesce a dare una qualche spiegazione ad alcuni meccanismi che governano il nostro mondo instabile. I bisogni di sicurezza e di certezza (e dunque di chiarezza e trasparenza) alimentano il mondo del complottismo, come «il vapore accumulatosi cerca disperatamente uno sbocco» (cit. Baumann, Modernità liquida), per vedere uno spiraglio di luce nella confusione oscura del mondo in cui viviamo.

L’elemento primordiale del controllo sociale è la strategia della distrazione

Ma se il complottismo da una parte semplifica, dall’altra alimenta confusione e non solo. Spesso il complottismo è uno strumento potentissimo di distrazione. La strategia è assai facile da descrivere, ma difficile da contrastare: riempire ogni spazio vuoto di numerosissime informazioni, spesso contraddittorie, al fine di distrarre l’opinione pubblica. “ordo ab chao” direbbero i massoni, appunto, tradotto “ordine dal caos”. Noam Chomsky l’ha descritto più tecnicamente così: «L’elemento primordiale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle elites politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti».

Ed è così che i complottisti, animati dal doveroso e giustificato senso di correttezza delle informazioni, si tirano la zappa sui piedi. Da una parte vorrebbero capire meglio, raggiungere una luce di verità e con essa una buona certezza alla quale aggrapparsi nel marasma di una società insicura e oscura, ma non fanno altro che alimentare il controllo sociale su se stessi e sugli altri.

Noam Chomsky

I veicoli sui quali viaggiano le informazioni e le conoscenze sono diventati troppo veloci per poter essere verificati costantemente– e non al fine di nascondere l’informazione – ma per poter mettere ordine e poter stabilire la veridicità di una notizia piuttosto che la sua falsità. Solo Facebook ha nel mondo quasi 2,5 miliardi di utenti : come sarebbe possibile controllare tutte le notizie e tutti i post che un social riesce a divulgare? Chi può fermare, in un sistema come il nostro, la pioggia di denaro che viene spesa sui social per alimentare idee complottiste e fake news? Sarebbe impossibile, se non attraverso una limitazione da parte degli Stati dell’uso del social in questione.


Mark Zuckerberg

Un popolo ignorante, è un popolo facile da manipolare.

Per trovare la soluzione al problema basterebbe porre un po’ di attenzione alla questione della cultura di un popolo e alla sua capacità di critica, di analisi e di scelta. Gli unici vaccini che possono contrastare la confusione che genera il complottismo è il livello culturale di un popolo. Maggiore è la capacità di analisi, minore sarà la probabilità che una notizia falsa prenda piede. Così, maggiore coscienza di una società è sinonimo di capacità di discernere il falso dal vero, il ragionevole dall’insensato. Non è un caso che il controllo sociale, oltre alla pioggia di informazioni irrilevanti e confuse, si avvalga anche dei tagli all’istruzione pubblica. «Un popolo ignorante, è un popolo facile da manipolare» diceva un rivoluzionario cubano. E i complottisti si tirano la zappa sui piedi.