Ma quale solidarietà, il virus ci ha resi peggiori di prima

Una nuova stagione dell’odio alle porte

Il Covid-19 possiede il solo pregio di mostrare la nostra natura più profonda, quella di cercare un nemico visibile e ben definito a tutti i costi, cosa che il virus non è affatto. Quel microscopico essere vivente che ha attentato alla nostra salute e lo ha fatto quasi indisturbato e in tutto il mondo è un nemico invisibile e quasi onnipresente. C’è ma non si vede, si insinua tra i vestiti, nei pianerottoli delle scalinate, in ufficio, persino in casa, tra gli amici e i parenti. Averlo isolato in laboratorio non è stato sufficiente a sconfiggerlo, perché il virus non lo puoi sentire arrivare, non lo puoi osservare in azione mentre entra nel naso o mentre si posa indisturbato sulle dita delle mani. Eppure di guai ne ha combinati.

sistema rischia di crollare nuovamente in una grande depressione, non soltanto economica, ma soprattutto umana e sociale.

Il virus ha aggravato la crisi del 2008

Oltre alle centinaia di migliaia di vittime e ai milioni di contagiati, il virus è riuscito a insinuarsi nei nostri rapporti sociali, nella nostra economia, tra le nostre abitudini. Ci ha cambiato la vita, in peggio, e non riusciamo nemmeno a vederlo, a sentirlo a colpirlo una volta per tutte. Ciò che invece riusciamo bene ad osservare è il crollo della produzione industriale, dell’economia che frana, dei conti correnti in rosso e dei portafogli più leggeri. Quell’economia già duramente colpita dalla crisi del 2008 è tornata a tremare e il sistema rischia di crollare nuovamente in una grande depressione, non soltanto economica, ma soprattutto umana e sociale. E se il vero nemico non possiamo vederlo, qualcuno corre immediatamente ai ripari cercandone un altro.

Umberto Eco

Umberto Eco diceva che «è molto difficile costruirsi un’identità, richiede consapevolezza intellettuale, coraggio ed eroismo e quindi il poveraccio deve costruirsi un’identità collettiva e falsa attorno a un odio». E in momenti di crisi come quella che ci apprestiamo purtroppo a vivere, si cercherà a tutti i costi di superare l’incertezza e l’insicurezza attraverso la costruzione di piccoli o grandi gruppi di odio. I migranti sono e saranno il capro espiatorio contro il quale inveire e ai quali additare il vero pericolo che incombe: ad esempio la proposta di questi giorni di regolarizzare i braccianti agricoli stranieri è stata da più parti ostacolata e stigmatizzata. Come se regolarizzare chi raccoglie i pomodori che finiscono sulle nostre tavole sia così riprovevole da definirla come un’idiozia, o peggio un pericolo. Così anche la liberazione della nostra connazionale e cooperatrice Silvia Romano ha alzato un polverone di odio con pochi precedenti nella nostra storia recente, mescolando odio e notizie false contro la volontaria italiana rimasta in ostaggio per 18 mesi.

Silvia Romano, ANSA / FABIO FRUSTACI

La trappola del virus

Il virus ci ha tesi una trappola nella quale siamo caduti con tutte le scarpe e sarà difficile rialzarsi. La crisi economica che peggiorerà nelle prossime settimane non farà altro che aumentare le diseguaglianze e con esse le profonde incertezze sui temi della casa, del salario, dei diritti. Gli applausi dalle finestre, le padelle sbatacchiate dai balconi e le canzoni nazional-popolari sono state forse la più bassa e povera retorica degli ultimi anni. Quel senso di comunità che tutti hanno intravisto in questa crisi pandemica è già scomparsa alle prime avvisaglie della crisi economica. E’ bastato poco per tornare ad augurare il peggio per un nemico qualsiasi, un nemico che ci si sia inventato di sana pianta pur di avere un po’ di odio da sfogare e un po’ di frustrazione da dissipare. E in questa palude dell’odio ci sguazzano i pesci più velenosi che faranno di tutto per sfruttare il momento propizio per raccogliere odio e per farne il proprio gioco, elettorale od economico che sia.

Gli applausi dalle finestre, le padelle sbatacchiate dai balconi e le canzoni nazional-popolari sono state forse la più bassa e povera retorica degli ultimi anni.

No, il virus non ci ha resi migliori, non ha seminato solidarietà, ma ha tirato fuori il peggio di noi e ha minato ancora una volta a quell’unità che tanto odiano i potenti di questo mondo.