Regolarizzare i migranti aiuta soprattutto gli italiani.

La regolarizzazione dei migranti, 600 mila lavoratori della terra, proposta dalla Ministra renziana Bellanova, ha scatenato in questi giorni dure polemiche su tutti i fronti e ha liberato dalle gabbie i soliti professionisti odiatori del web. Si chiede un permesso solo temporaneo per mancanza di manodopera, come se la regolarizzazione di quelli che si sporcano le mani nella terra – non per divertimento ma per raccogliere ciò che tutti noi troviamo sulle nostre tavole a pranzo e a cena – sia semplicemente un bisogno dell’industria alimentare in tutta la sua filiera.

Solite questioni elettorali?

Ci si giustifica che il provvedimento sarà solo temporaneo, così da evitare di perdere la credibilità a gli occhi degli odiatori/elettori. Ed è proprio per questa “credibilità” (ci teniamo a mettere le virgolette) che il Movimento 5 Stelle ha rifiutato di prendere in seria considerazione la questione, magari per evitare di perdere potenziali elettori di salviniana memoria.

Per questi lavoratori emarginati non possono esistere contratti regolari perché non hanno un permesso di soggiorno.

Ma ricordiamoci che quelle persone piegate al sole per raccogliere pomodori non sono bestie da mungere, semplici arnesi da sfruttare, anche se il sistema che genera ricchezza attorno all’agricoltura vorrebbe proprio questo. Per questi lavoratori emarginati non possono esistere contratti regolari perché non hanno un permesso di soggiorno. Lavoratori invisibili che non si oppongono, che non scioperano, che non chiedono un salario che superi i 2 o 3 euro all’ora, anche per evitare di essere scoperti come “irregolari” ed essere perseguitati come criminali e cacciati via dal nostro Paese. Queste sono le paure di quei contadini che condividono le paure e la miseria di contadini italiani.

La questione sanitaria nei ghetti non esiste

In una situazione dove chiediamo a 60 milioni di italiani di stare in casa per evitare il contagio, permettiamo che sussistano i ghetti agricoli dove si ammassano poveri disperati in cerca di pochi euro per sopravvivere, nascosti per paura di essere scoperti, minacciati dai caporali che la fanno da padrone e la criminalità organizzata che ci sguazza alla grande. E’ oppure no una questione di civiltà per tutto il nostro Paese? E’ oppure no una questione di giustizia sociale, di eguaglianza, di sicurezza sul lavoro, di salute? Insomma è una questione di Costituzione?

Regolarizzare gli immigrati per 6 mesi significa dare loro una dignità con la data di scadenza.

La proposta della Ministra Bellanova forse va nella giusta direzione, ma è certamente incompleta. Regolarizzare gli immigrati per 6 mesi significa dare loro una dignità con la data di scadenza. E poi? Lasciamo che questi lavoratori e queste lavoratrici tornino nel completo anonimato? Li facciamo ricascare inermi nelle maglie del ricatto? Ed è proprio questo ricatto che obbliga questi lavoratori ad accettare paghe bassissime, alle quali devono sottostare anche contadini e lavoratori italiani. La concorrenza al ribasso sfrutta tutti, immigrati e cittadini italiani, a prescindere dalla provenienza.

Perché la regolarizzazione è utile anche per gli italiani

Rendere il lavoro dignitoso per i migranti non esclude renderlo tale anche per gli italiani, anzi rafforza tutti i lavoratori e mette nero su bianco i diritti che troppo spesso vengono negati, per poi trovarsi aumentati solo i profitti della Grande distribuzione organizzata, delle mafie e dei caporali. Invece della concorrenza al ribasso è possibile richiedere per tutti, immigrati e cittadini italiani, salari più giusti, diritto alla salute e umane condizioni di lavoro.

Ricapitolando, regolarizzare i migranti aiuta soprattutto gli italiani: alza i livelli salariali e toglie potere alle mafie e ai caporali, che inevitabilmente decidono – assieme alla Grande Distribuzione Organizzata (gdo) – i prezzi dei prodotti che troviamo negli scaffali dei supermercati. Cosa stiamo aspettando?