È iniziato lo scontro tra democrazia e grandi capitali

C’è in atto uno scontro fortissimo tra politica e gruppi industriali, cioè tra ciò che è pubblico e ciò che è privato, tra democrazia e capitale, tra quelli che pagano (e pagheranno) i tagli al welfare, alla sanità, all’istruzione e quelli che incassano soldi e garanzie per dividerseli. Il punto più alto dello scontro forse non è ancora arrivato, ma i fatti a volte parlano da soli e arrivati a questo punto i fatti sono davvero alla portata visibile di tutti. Proprio perché quei fatti sono alla luce del sole significa che sono stati palesati, messi in bella vista, come dire “la guerra è cominciata e non abbiamo paura di niente e nessuno”. Abbiamo già scritto il pericolo che l’industria italiana divori tutto il divorabile.

per i grandi ricchi del pianeta le crisi rimangono sempre una grande opportunità da mungere fino all’ultima goccia.

Non è un caso che l’apice dello scontro arrivi proprio in questa fase delicata per le economie di tutto il mondo. La crisi porta inevitabilmente a riassetti e per i grandi ricchi del pianeta le crisi rimangono sempre una grande opportunità da mungere fino all’ultima goccia. In Italia le cose non vanno diversamente, anzi: il denaro pubblico (poco) stanziato dal Governo per aiutare lavoratori e imprese rischia di essere prosciugato dai grandi interessi che, pur senza conflitto, hanno tutte le carte in regole e le influenze adatte per decidere la partita. Ne è l’esempio la richiesta di 6,3 miliardi fatta da FCA (ex-Fiat per intenderci): si chiede allo Stato (al pubblico, quindi a tutti noi) di garantire l’80% di questa cifra. Guarda caso proprio alla vigilia del maxi-dividendo che FCA deve fare ai propri azionisti di quasi 6 miliardi. I conti tornano.

Ed è proprio in questo frangente che i grossi gruppi (compreso Exor), che controllano i gruppi editoriali dei principali quotidiani italiani (Repubblica e La Stampa in particolar modo, ma non solo), stanno muovendo le pedine per fare pressione. Si sa, la politica si nutre del consenso e i giornali possono condizionarlo: insomma, o fate come vi diciamo o vi scateniamo contro giornali e televisioni.

Fiumi si denaro escono dalle nostre tasche per finire in quelle già strapiene.

Proprio questo un circolo vizioso pone nelle mani dei grandi gruppi industriali, detentori dei principali editori sulla piazza, le armi per decidere come devono essere spesi i soldi pubblici. E tanti saluti alla democrazia. Lo scontro tra pubblico e industria, tra politica e grandi capitali, tra noi e loro per dirla in breve, è ancora una volta sotto i riflettori e ancora una volta rischiamo di perdere la partita. Fiumi di denaro escono dalle nostre tasche per finire in quelle già strapiene. Lo scontro diventerà inevitabilmente più aspro nelle prossime settimane, quando quei soldi si scoprirà che potevano essere utili a salvare milioni di famiglie dalla povertà e migliaia di imprese che pagano le tasse in Italia. Pensate che solo la richiesta si FCA vale un terzo di tutti i soldi messi a disposizione dallo Stato. Insomma la coperta è corta e i grandi ricchi accelerano i tempi, a discapito di tutti gli altri.

Può piacere o meno il Governo, ma il punto non è chi dirige il potere politico, il punto è chi decide sui soldi dei cittadini e sulle sorti delle famiglie, dei lavoratori e delle imprese italiane. In una fase come questa l’opinione pubblica dovrebbe far quadrato attorno allo Stato, al di là degli schieramenti, perché è solo proteggendo il pubblico che possiamo proteggere noi stessi.